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giovedì, 24 aprile 2008
Ai bordi del letto raccolta a guscio. Cellula immobile dentro una me stessa che trema. Le mie spine di inchiostro intrecciate sulle vertebre ti guardano appena. Ammiri inconsapevole un’immagine asfissiante. Così cangiante da avvelenare. La bella gioia di Angel che recita la filastrocca della maliziosa bambina. La Angel che cerca le sue cose intorno. Le stringe al petto. Sullo stomaco, rovesciato da tutta la merda ingerita. Tutto di lei si fa lenta movenza squilibrata. La mano che sbatte contro una maniglia che intravede confusa. La porta del cesso che si apre e la distorta Angel che perde peso in terra consumandosi in un claustrofobico buio. Si accavallano uno sull’altro. Due piccoli piedi mi sfiorano i fianchi. Una voce tiepida mi accarezza con il suo nome. “... sono Julea”. Rovescio la testa verso un alto soffitto bianco. Sembri così minuta tra queste asciutte pareti. Troppo minuta. Intarsiata in un'età che non conosci. Dove cazzo eri finita. Portala qui. La voce ingrassa la stanza oltre le pareti bianche. Una sfumatura rosea. Piccole mani mi stringono e trascinano via una di me disegnata a cristo in terra. La testa che sbatte contro qualcosa. Lenzuola umide che scorrono sotto le cosce, la schiena che si inarca. La testa rovesciata all’indietro si accorge della mano, il dorso sfiora un pavimento di sudicio tessuto, il palmo stringe forte ancora il cellulare. Dove sei. Dove siamo. Ti cerco ancora incastrata in questo quadro osceno. Il resto di me è senza peso che prende forma gradita per mani pesanti e piccole teste che leccano. Ridono e mi scopano. Un cane che abbaia forte lontano. Il vento mi cerca forte. Disegna onde su drappi strappati che riversa intravedo. Mi urla, ed io fermo e spingo in fondo l’ultimo respiro. Così, comincio ad urlare anche io. Feroce. Più del vento che improvviso sbatte. Impazzita Angel che prende a picchiare e prendere a calci tutto ciò che trova. Giovane e vecchio. Infame ribelle che morde. Che cazzo volete. Fanculo. Che cazzo ti prede stupida troia. Fanculo pezzo di merda. Le solite cose. Le solite storie, che finiscono sempre male. La bella gioia di Angel che recita la filastrocca della stronza bambina. La realtà è sangue che dal naso ingoio. Ci vuole stomaco a non vomitare nel bel mezzo del corridoio in cui mi ha scaraventata. Non immaginatevi nessuna eroica Angel. Perché la carne del viso sembra spaccarsi proprio ora. La realtà è qualche stronzo di questo albergo che ti alza a forza e ti spinge in un ripostiglio. Butta le mie cose in terra. La realtà ti dice rivestiti e sparisci. Non farti più vedere. La realtà dice che questo è un posto, rispettabile. Non è fatto per una cogliona come me. La bella gioia di Angel che recita la filastrocca della malvagia bambina. Category: deviant commenti (18)
sabato, 29 marzo 2008
Category: deviant commenti (13)
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grazie. |
Liquido nero brillante riversato dalle vene alla carta.
Sensibilità interiormente amplificate che precipitano.
Cuore in vetroresina. Chimica sottopelle.
Streak of Insanity:
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